Artículo en el diario “IL CORSARIO”: Mossos d’esquadra: il lato oscuro di Barcellona

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Mossos d’esquadra: il lato oscuro di Barcellona

Con questo articolo il nostro redattore Nicola Tanno ha voluto raccontare di prima persona le violenze dei poliziotti contro i manifestanti in occasione dello sciopero generale a Barcellona del 29 marzo. Nicola da due anni è privo di un occhio per via di un proiettile di gomma sparato dalla polizia catalana e con altre vittime ha creato l’associazione catalana Stop Bales de Goma (ndr).


Barcellona – Nell’immaginario collettivo Barcellona è una città che genera allegria, soprattutto negli italiani. Il turismo low-cost ha facilitato l’approdo di visitatori del nostro paese che, anche solo per un fine settimana, approdano in Catalogna con l’idea di godere dei divertimenti offerti dalla città. Agli occhi del turista questa è la città della Rambla, della paella e della sua invincibile squadra di calcio. Si tratta di un’immagine patinata che nasconde l’anima oscura di Barcellona e i suoi problemi. Ad esempio, su nessuna guida turistica troverete mai un accenno riguardo al comportamento della polizia. Ciò nonostante, ora che tre italiani – tra cui chi scrive – hanno perso un occhio per via del comportamento dalle forze dell’ordine è il caso che in Italia si cominci a parlare di chi sono i Mossos d’Esquadra, la polizia autonoma catalana.

Quando due anni fa decisi di trasferirmi in Catalogna ero anch’io influenzato dall’immagine tutta splendente di Barcellona. Venivamo da anni in cui la sinistra italiana aveva diffuso il verbo zapateriano per cui la Spagna era un paese in grande crescita civile ed economica – “Addavenì Zapatero” titolò un giorno Il Manifesto – e migliaia di italiani ogni anno partivano per la penisola iberica spinti dai racconti entusiasti sullo stile di vita made in Spain.

Tra i vari problemi che toccavano la Catalogna e di cui in principio non mi ero accorto vi era la sua polizia. Quando nel 2005 i Mossos d’Esquadra presero le funzioni della Polizia Nazionale furono in molti a sperare che l’avvicendamento avrebbe rappresentato una democratizzazione delle forze dell’ordine. In realtà, da allora la repressione del dissenso è continuata, ma ad essa si è aggiunta anche una perdita di professionalità. Non a caso ogni celebrazione sportiva è vista come un grave pericolo per la città e si conclude puntualmente con gravi ferimenti. I Mossos d’Esquadra dimostrano incapacità nel prevenire i disturbi e con il loro operato generano costantemente un aumento della tensione. Ciò è dovuto anche all’uso dei proiettili di gomma, che negli ultimi tre anni hanno causato la perdita di un occhio per ben 6 persone.

In occasione dello sciopero generale del 29 marzo Angelo Cilia, lavoratore di 26 anni, e un altro cittadino italiano (che non ha voluto rilasciare le sue generalità) sono stati colpiti al volto da questo tipo di proiettili perdendo l’uso di un occhio. Entrambi partecipavano al corteo quando, per sgomberare la folla, i Mossos d‘Esquadra hanno iniziato a sparare contro i manifestanti in maniera indiscriminata. I proiettili usati dalla polizia catalana, infatti, hanno il compito non tanto di colpire un obiettivo preciso, ma di disperdere una folla. Peccato, però, che i proiettili in questione vengano sparati ad una velocità di 700 km/h e che possano causare danni irreparabili al corpo umano. In teoria, poi, dovrebbero essere lanciati puntando verso terra in modo tale da diminuire la velocità e attutire la violenza dell’impatto; ma, come dimostrano molti video, raramente viene rispettato il protocollo d’attuazione.
Oltre ai due cittadini italiani sono decine le vittime dell’aggressione delle forze dell’ordine. Tra i più importanti vanno segnalati casi di frattura alle costole, danni al polmone, perforazione di una guancia ed esportazione di milza.

Ho perso il mio occhio nel luglio del 2010, in occasione dei festeggiamenti per la vittoria del mondiale di calcio. Secondo la testimonianza di decine di persone, un poliziotto mi avrebbe puntato il fucile direttamente all’altezza del viso in assenza di qualsiasi pericolo. Nonostante abbia presentato una denuncia, il destino del mio caso è segnato. Nascondendo il numero di placca, nessuno è riuscito a identificare il responsabile e la polizia ha dichiarato di non essere in grado di individuare i suoi agenti. D’altronde l’archiviazione è il destino che unisce quasi tutte le vittime delle violenze della polizia, nonostante l’esistenza di una legge che imporrebbe ai poliziotti di rendere ben visibile il proprio numero di identificazione.

Davanti alla volontà nulla di collaborare da parte dei Mossos, due anni fa le vittime dei proiettili di gomma hanno creato un’associazione, Stop Bales de Goma, che chiede la proibizione dell’uso dei proiettili di gomma. A livello internazionale sono molte le dichiarazioni di prestigiose entità che chiedono alla polizia di non usare armi come queste, che si rivelano profondamente sproporzionate e incontrollabili. Ciò nonostante, lo scorso novembre il Parlamento catalano ha votato contro la proposta di costituire una commissione di studio sulle armi degli agenti antisommossa. L’uso della forza, insomma, deve restare affare del governo e dei poliziotti.

La violenza crescente contro i movimenti sociali si sta esprimendo anche nel linguaggio della politica e dei giornali. Da una settimana tutti i più grandi quotidiani catalani e spagnoli si sono trasformati nelle gazzette ufficiali del Ministero degli Interni, raccontando con toni apocalittici gli scontri del 29 marzo ma nascondendo quasi del tutto le violenze commesse dai Mossos d’Esquadra. Con entusiasmo il quotidiano La Vanguardia ha titolato pochi giorni fa che “Il vandalismo verrà equiparato al terrorismo”. Meglio prepararsi al peggio.

Una svolta autoritaria è in atto in Spagna e in Catalogna. Tagli degli stipendi, disoccupazione e attacco ai servizi pubblici sono accompagnati da una stretta repressiva. Le vacanze a Barcellona restano sempre un’ottima scelta, ma prima di partire è meglio conoscere anche la Barcellona oscura, quella che non troverete né sulla Rambla né in una paella.

http://www.ilcorsaro.info/mondo/447-mossos-d-esquadra-il-lato-oscuro-di-barcellona

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Mossos d’Esquadra: el costat fosc de Barcelona


Amb aquest article, el nostre editor de Nicola Tanno volia explicar de primera mà la violència de la policia contra els manifestants durant la vaga general a Barcelona el 29 de març. Nicolás fa dos anys que no té un ull a causa d’una bala de goma disparada per la policia català, al igual que altres víctimes de les bales que han creat l’Associació Catalana de parada de Goma.

Barcelona – En col·lectiu, Barcelona és una ciutat que genera felicitat, sobretot pels italiàns. El turisme de baix cost ha facilitat el desembarcament de visitants al nostre país, encara que sigui per un cap de setmana, arriben a Catalunya amb la idea de gaudir de l’entreteniment que ofereix la ciutat. Als ulls dels turistes aquesta ciutat és la Rambla, la paella i el seu equip de futbol invencible. És la imatge brillant que amaga l’ànima fosca de Barcelona i els seus problemes. Per exemple, en qualsevol guia turístic mai obtindrà una pista sobre el comportament de la policia. No obstant això, ara que tres italians – incloent a aquest escriptor – van perdre un ull a causa de la conducta de la policia, és el cas que a Itàlia es comença a parlar sobre qui són els Mossos d’Esquadra, la policia autonòmica catalana.

Quan fa dos anys van decidir traslladar-se a Catalunya, que també va ser influenciat per la imatge en tot el seu esplendor de Barcelona, veníem dels anys en què per l’esquerra italiana s’havia estès la zapateriana paraula de que Espanya era un país de gran creixement econòmic i civil – “Addavenì Zapatero” Il Manifesto – i cada any milers d’italians van sortir cap la Península Ibèrica, impulsada per estil de vida de les històries entusiasta feta a Espanya.

Entre els diversos problemes que toquen a Catalunya i al principi no em vaig adonar que era la seva força policial. Quan en 2005 els Mossos d’Esquadra van prendre les funcions de la Policia Nacional van ser molts els que esperaven que el volum de negocis hauria estat la democratització de la policia. De fet, des de la repressió de la dissidència va continuar, sinó que també ha afegit una pèrdua de professionalitat. No tota celebració de l’esdeveniment esportiu és vist com un greu perill per a la ciutat i acaba en el temps amb ferides greus. Els Mossos d’Esquadra demostren la incapacitat per evitar la interferència amb el seu treball i constantment generar un augment de la tensió. Això es deu també a la utilització de bales de goma, que en els últims tres anys han causat la pèrdua d’un ull per a 6 persones.

Durant la vaga general del 29 de març, Cilia Angelo, un treballador de 26 anys, i un altre ciutadà italià (que es va negar a alliberar la seva identificació) van ser colpejats a la cara per aquest tipus de bales. Tots dos van participar en la desfilada, quan per aclarir la multitud, els Mossos d’Esquadra van començar a disparar indiscriminadament contra els manifestants. Les bales utilitzades per la policia català, de fet, tenen el deure no només per assolir un objectiu precís, però per dispersar una multitud. És una llàstima que les bales en qüestió es van disparar a una velocitat de 700 km/h, i que pot causar danys irreparables en el cos humà. En teoria ha de començar assenyalant cap al sòl per tal de disminuir la velocitat i esmorteir l’impacte de la violència, però tots els vídeos demostren que rares vegades es va complir amb el protocol d’aplicació.
A més dels dos ciutadans italians són víctimes de desenes d’aplicació de la llei.Entre els més importants es reporten casos de fractura a les costelles, dany pulmonar, perforació de la galta i l’exportació de la melsa.

Vaig perdre el meu ull el juliol de 2010, durant les celebracions d’un equip de futbol per guanyar la Copa del Món. Segons el testimoni de desenes de persones, un oficial de policia m’han assenyalat la pistola directament a la cara en absència de qualsevol perill. Tot i haver presentat una queixa, la destinació del meu cas és molt marcada. En ocultar el número de placa, ningú va poder identificar l’autor i la policia va dir que no pot identificar als seus agents. A més, l’emmagatzematge és el destí que uneix a gairebé totes les víctimes de la violència policial, tot i l’existència d’una llei que requeriria que la policia per fer visible el seu número d’identificació.

Res abans que la voluntat de cooperació pels Mossos, fa dos anys, víctimes de bales de goma han creat la associació “Stop Bales de Goma”, que advoca per la prohibició de l’ús de bales de goma. A nivell internacional hi ha moltes declaracions de les entitats de prestigi que demanen a la policia de no usar armes com aquestes que demostren profundament desproporcionada i incontrolable. No obstant això, el novembre passat, el Parlament català ha votat en contra de la proposta d’establir una comissió d’estudi sobre les armes dels agents antiavalots. L’ús de la força, en definitiva, ha de seguir sent la tasca del govern i la policia.

La creixent violència contra els moviments socials també s’expressa en el llenguatge de la política i els diaris. Durant una setmana tots els principals diaris català i l’espanyol es va convertir en el diari oficial del Ministeri de l’Interior, comptant amb enfrontaments apocalíptics el 29 de març, però gairebé completament oculta la violència comesa pels Mossos d’Esquadra. Amb entusiasme, el diari “La Vanguardia” va titular fa uns dies que “El vandalisme es pot equiparar amb el terrorisme.” Millor preparar-se per lo pitjor.

Un gir autoritari està tenint lloc a Espanya i Catalunya. Les retallades salarials, la desocupació i els atacs als serveis públics van acompanyats d’una campanya. Vacances a Barcelona són sempre una bona opció, però vostè ha de saber abans de sortir cap a Barcelona també hi ha foscor, que no trobarà a la Rambla o en una paella.

http://www.ilcorsaro.info/mondo/447-mossos-d-esquadra-il-lato-oscuro-di-barcellona

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Mossos d’Esquadra: el lado oscuro de Barcelona

 

 
Con este artículo, nuestro editor de Nicola Tanno quería explicar de primera mano la violencia de la policía contra los manifestantes durante la huelga general en Barcelona el 29 de marzo. Nicolás hace dos años que no tiene un ojo a causa de una bala de goma disparada por la policía catalán, al igual que otras víctimas de las balas que han creado la Asociación Catalana de parada de Goma.

Barcelona – En colectivo, Barcelona es una ciudad que genera felicidad, sobre todo por los italianos. El turismo de bajo coste ha facilitado el desembarco de visitantes en nuestro país, aunque sea por un fin de semana, llegan a Cataluña con la idea de disfrutar del entretenimiento que ofrece la ciudad. A los ojos de los turistas esta ciudad es la Rambla, la paella y su equipo de fútbol invencible. Es la imagen brillante que esconde el alma oscura de Barcelona y sus problemas. Por ejemplo, en cualquier guía turística nunca obtendrá una pista sobre el comportamiento de la policía. Sin embargo, ahora que tres italianos – incluyendo a este escritor – perdieron un ojo a causa de la conducta de la policía, es el caso de que en Italia se empieza a hablar sobre quiénes son los Mossos d’Esquadra, la policía autonómica catalana.

Cuando hace dos años decidieron trasladarse a Cataluña, que también fue influenciado por la imagen en todo su esplendor de Barcelona, veníamos de los años en que por la izquierda italiana se había extendido la zapateriana palabra de que España era un país de gran crecimiento económico y civil – “Addavenì Zapatero”  Il Manifesto – y cada año miles de italianos salieron hacia la Península Ibérica, impulsada por estilo de vida de las historias entusiasta hecha en España.

Entre los diversos problemas que tocan a Cataluña y al principio no me di cuenta que era su fuerza policial. Cuando en 2005 los Mossos d’Esquadra tomaron las funciones de la Policía Nacional fueron muchos los que esperaban que el volumen de negocios habría sido la democratización de la policía. De hecho, desde la represión de la disidencia continuó, sino que también ha añadido una pérdida de profesionalidad. No toda celebración del evento deportivo es visto como un grave peligro para la ciudad y termina en el tiempo con heridas graves. Los Mossos d’Esquadra demuestran la incapacidad para evitar la interferencia con su trabajo y constantemente generar un aumento de la tensión. Esto se debe también a la utilización de balas de goma, que en los últimos tres años han causado la pérdida de un ojo a 6 personas.

Durante la huelga general del 29 de marzo, Cilia Angelo, un trabajador de 26 años, y otro ciudadano italiano (que se negó a liberar su identificación) fueron golpeados en la cara por este tipo de balas. Ambos participaron en el desfile, cuando para aclarar la multitud, los Mossos d’Esquadra empezaron a disparar indiscriminadamente contra los manifestantes. Las balas utilizadas por la policía catalán, de hecho, tienen el deber no sólo para alcanzar un objetivo preciso, pero para dispersar una multitud. Es una lástima que las balas en cuestión se dispararon a una velocidad de 700 km/h, y que puede causar daños irreparables en el cuerpo humano. En teoría debe comenzar señalando hacia el suelo para disminuir la velocidad y amortiguar el impacto de la violencia, pero todos los vídeos demuestran que rara vez se cumplió con el protocolo de aplicación.
Además de los dos ciudadanos italianos son víctimas de decenas de aplicación de la ley. Entre los más importantes se reportan casos de fractura en las costillas, daño pulmonar, perforación de la mejilla y la exportación del bazo.

Perdí mi ojo en julio de 2010, durante las celebraciones de un equipo de fútbol por ganar la Copa del Mundo. Según el testimonio de decenas de personas, un oficial de policía me han señalado la pistola directamente a la cara en ausencia de cualquier peligro. A pesar de haber presentado una queja, el destino de mi caso es muy marcado. Al ocultar el número de placa, nadie pudo identificar al autor y la policía dijo que no puede identificar a sus agentes. Además, el almacenamiento es el destino que une a casi todas las víctimas de la violencia policial, aunque la existencia de una ley que requeriría que la policía para hacer visible su número de identificación.

Nada antes que la voluntad de cooperación por los Mossos, hace dos años, víctimas de balas de goma han creado la asociación “Stop Balas de Goma”, que aboga por la prohibición del uso de balas de goma. A nivel internacional hay muchas declaraciones de las entidades de prestigio que piden a la policía de no usar armas como estas que demuestran profundamente desproporcionada e incontrolable. Sin embargo, en noviembre pasado, el Parlamento catalán ha votado en contra de la propuesta de establecer una comisión de estudio sobre las armas de los agentes antidisturbios. El uso de la fuerza, en definitiva, debe seguir siendo la tarea del gobierno y la policía.

La creciente violencia contra los movimientos sociales también se expresa en el lenguaje de la política y los periódicos. Durante una semana todos los principales diarios catalanes y el español se convirtió en el diario oficial del Ministerio del Interior, contando con enfrentamientos apocalípticos el 29 de marzo, pero casi completamente oculta la violencia cometida por los Mossos d’Esquadra. Con entusiasmo, el diario “La Vanguardia” tituló hace unos días que “El vandalismo se puede equiparar con el terrorismo.” Mejor prepararse para lo peor.

Un giro autoritario está teniendo lugar en España y Cataluña. Los recortes salariales, el desempleo y los ataques a los servicios públicos van acompañados de una campaña. Vacaciones en Barcelona son siempre una buena opción, pero usted debe saber antes de salir hacia Barcelona también su lado oscuro, que no encontrará en la Rambla o en una paella.

http://www.ilcorsaro.info/mondo/447-mossos-d-esquadra-il-lato-oscuro-di-barcellona

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Una respuesta a Artículo en el diario “IL CORSARIO”: Mossos d’esquadra: il lato oscuro di Barcellona

  1. andres dijo:

    Hola, yo no pude estar en esta, pero he estado en muchas y nunca vi cargas indiscriminadas, como se esta diciendo. Siempre he visto que la poli (mossos, nacional, bobbis…) Han cargado despues de disturbios.

    Igualmente me uno al sentimiento de las victimas de porrazos, pero tambien reprocho la actitud de los violentos. Quemar un starbucks no se puede consentir y eso no es la huelga general a la que me hubiera gustado estar.

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